Olimpiadi Parigi 2024: mamme atlete e diritti per la parità di genere
20 Maggio 2024
Le Olimpiadi di Parigi 2024 aprono le porte alle mamme atlete, garantendo spazi per allattare e dormire con i propri figli, e sanciscono un importante passo avanti nella lotta per la parità di genere nello sport.
Le Olimpiadi di Parigi 2024 si stanno preparando per essere un evento straordinario non solo per lo sport, ma anche per la parità di genere e per i diritti delle mamme atlete. Grazie alla decisione del Comitato Olimpico francese di mettere a disposizione delle stanze per allattare e dormire con i propri neonati, le mamme atlete potranno finalmente conciliare la loro carriera sportiva con la maternità.
Questa scelta rivela l'importanza di garantire alle atlete le migliori condizioni possibili per competere al meglio, eliminando le difficoltà logistiche che spesso si trovano ad affrontare nel tentativo di bilanciare famiglia e sport. Un tempo infatti, l'allattamento durante le gare era un problema per molte mamme atlete, costrette a scegliere tra maternità e carriera sportiva.
Nonostante qualcuno possa stupirsi di una cosa apparentemente normale, quella del Comitato Olimpico francese si tratta davvero di una decisione epocale ed eccezionale, frutto di una battaglia portata avanti da diverse atlete nel corso del tempo. L'allattamento durante le gare è stato infatti a lungo un problema ricorrente per molte mamme atlete, costrette a combattere contro l'idea che essere madre e atleta di alto livello siano due ruoli incompatibili.
Tale decisione non solo preserva l'equilibrio del nucleo familiare, ma permette alle atlete di concentrarsi al meglio sulle competizioni, senza dover affrontare difficoltà logistiche e organizzative per conciliare la maternità con la carriera sportiva. Fino ad ora tutto questo non era affatto possibile, in quanto è da sempre vietato a chiunque non sia in gara, compresi partner e prole, l’ingresso al Villaggio Olimpico. Innanzitutto per motivi di spazio, e poi perché la presenza di bambini molto piccoli era considerata dannosa per la concentrazione e il recupero degli altri atleti coinvolti nelle gare.
Le Olimpiadi di Parigi 2024 invece saranno davvero le Olimpiadi della parità di genere, con numeri paritari di atleti e atlete e altre azioni ispirate dalla volontà di colmare l'iniquità tra uomini e donne, come la scelta di intitolare le strade del villaggio olimpico di Parigi a personalità femminili locali o nazionali che si sono particolarmente distinte per meriti sportivi e civili, o appunto provvedimenti più pratici come la scelta di lasciar allattare le mamme atlete. Questo passo avanti rappresenta una vittoria per tutte le mamme atlete che da anni lottano per il diritto all'allattamento durante le competizioni.
In passato, le neo-mamme atlete dovevano allattare completamente fuori dal villaggio, trovandosi di fronte a non poche difficoltà nel tentativo di conciliare spostamenti, necessità dei figli e impegni olimpici, tra gare e allenamenti. Ciò portava spesso a due conclusioni. La prima, era la scelta di non allattare più, con tutto il peso fisico e psicologico che una decisione simile può provocare sul corpo di chi avrebbe invece bisogno di tutta l’energia possibile per concentrarsi e vincere una competizione sportiva. Non sono poche le atlete che hanno dovuto combattere contro infiammazioni e mastiti, oltre che con i sensi di colpa, prima ancora che contro le avversarie. La seconda, come si può immaginare, era la decisione di non partecipare ai giochi, rinunciando alla più importante competizione possibile per la propria disciplina. Come ha raccontato la ciclista Laura Kenny, che ha avuto il suo primo figlio un anno dopo aver vinto la sua quarta medaglia d'oro olimpica ai Giochi di Rio 2016: "L'allattamento al seno è stato complicato. Come atlete, il nostro congedo di maternità è quando sei incinta. Dopo, non c'è più nulla che ti trattenga dall'allenarti, devi semplicemente andare avanti".
È fondamentale invece che le atlete siano libere di scegliere come gestire la propria maternità e la propria carriera sportiva, senza dover rinunciare a una delle due. Speriamo che l'esempio francese non resti soltanto un valido precedente, ma si imponga come la prima di una nuova abitudine, permettendo a tutte le mamme atlete di avere le stesse opportunità e i medesimi diritti.